Tel Aviv light & shadows

Dialoga con il passato e gioca con la luce del Mediterraneo il nuovo complesso a cinque stelle recentemente inaugurato in Israele, sul promontorio dell’antica Jaffa. Firmato da John Pawson in collaborazione con Ramy Gill, il progetto trasforma un ex ospedale dell’Ottocento in un luxury hotel e gli affianca un nuovo residence dal segno minimale

 

Progetto John Pawson e Ramy Gill – Foto David Zanardi – Testo Laura Ragazzola

 

Luci e Ombre. Antico e contemporaneo. Occidente e Oriente: vive di questi contrasti il nuovo 5 Star Luxury Hotel The Jaffa, inaugurato a Tel Aviv, nel cuore dell’antica Jaffa che vanta 4000 anni di storia.

“Non era semplice affrontare la stratificazione millenaria che caratterizza questo luogo, dove culture, civiltà e tradizioni così differenti si sono avvicendate e anche duramente affrontate: ma è stata proprio questa la chiave del progetto”.

Chi parla è John Pawson, un fuoriclasse dell’architettura britannica, che firma il nuovo hotel in collaborazione con l’israeliano Ramy Gill, una vera autorità negli interventi di riqualificazione delle aree storiche di Tel Aviv (a lui si deve la rinascita del vecchio porto di Jaffa).

Insieme hanno trasformato un ex ospedale francese del XIX secolo sul promontorio di Jaffa, abbandonato da anni, in uno spettacolare 5 stelle con 120 camere (incluse alcune suite panoramiche) e in un residence di 32 modernissimi appartamenti affacciati sullo skyline di Tel Aviv e sulla sua spiaggia dorata.

“Il progetto nasce dal dialogo”, spiega l’architetto Ramy Gill. “Un dialogo intelligente fra due secoli, il XIX e il XXI. Accanto al vecchio ospedale, che venne inaugurato nel 1879, quindi quasi 140 anni fa, abbiamo infatti realizzato una nuova costruzione. Ma ciascuno dei due edifici ha conservato la propria autonomia dal punto di vista formale: non ci sono ponti di collegamento o invenzioni architettoniche per unire i due volumi. L’antico e il nuovo si guardano, si fronteggiano, si confrontano, ma mantengono la loro indipendenza”. In realtà è sottoterra che le due costruzioni s’incontrano.

“Abbiamo scavato 18 metri di gallerie sotterranee”, spiega Gill, “per garantire tutte le funzioni necessarie a un grande albergo: dalla movimentazione delle merci alla creazione di nuovi spazi dedicati al wellness (spa e palestra), che diversamente avremmo dovuto collocare nel vecchio edificio. Una soluzione che ci ha consentito di preservare quella patina del tempo che regala bellezza e atmosfera agli ambienti”.

Come il muro di pietra che improvvisamente emerge dal pavimento della nuova lobby: una presenza straordinaria e inattesa, che ci riporta all’epoca delle Crociate (si tratta dell’unica testimonianza in tutto il Medio Oriente di un bastione circolare di fortificazione eretto proprio in quel periodo).

E in questo contesto, il progetto d’interni, sensibile e ben equilibrato, riesce a legare presente e passato stabilendo un dialogo fra pezzi classici del design e tradizione: dai divani di Pierre Paulin e Shiro Kuramata, due maestri dell’arredo moderno, ai tavoli Shesh Besh disegnati appositamente da John Pawson per riproporre agli ospiti dell’hotel il tradizionale gioco da tavolo ‘tric-trac’.

Ma il richiamo alla cultura locale si esprime soprattutto nella nuova ala, costruita ex novo, che ospita il residence: la facciata è ‘ricamata’ da leggeri e candidi pannelli metallici, dai motivi arabeggianti, che schermano le finestre e disegnano il volume dei balconi. È un chiaro omaggio alle mashrabiya, le grate protettive in legno, finemente intagliate, che ornavano le porte e le finestre delle architetture tradizionali.

Non solo. Questi schermi, formati da coppie di lastre metalliche tra loro sfalsate, catturano la luce del Mediterraneo creando negli spazi interni magici effetti di luce e ombra. In alcuni momenti del giorno, i pavimenti sembrano trasformarsi in incantevoli tappeti fioriti.

Spiega Pawson, maestro della luce: “Il sole potente di Jaffa, la sua brillante qualità luminosa, unica e avvolgente, non potevano certo essere ignorati. La luce, infatti, cambia il senso della spazio, le sue dimensioni, il modo in cui lo si percepisce. Spesso mi criticano i miei interni troppo bianchi, la mancanza di colori. Ma la luce offre milioni di nuance… una diversa dall’altra. Senza contare poi le ombre… Luce e ombra sono materiali meravigliosi nelle mani degli architetti”. Come il progetto di The Jaffa dimostra assai bene.