Memorie mediterranee

Nella campagna intorno a Noto, una residenza per le vacanze interpreta a tutto tondo
un’idea
di paesaggio come paradigma di riferimento elettivo del progetto

 

Progetto di Mario Cutuli – Team di progetto Gianluca Benanti, Marco Bordone, Francesco Minniti
Consulente per il paesaggio Annibale Sicurella – Foto di Alberto Ferrero – Testo di Antonella Boisi

 

“Il panorama culturale e la lungimiranza della committenza fanno sempre la differenza in un progetto”, spiega Mario Cutuli, l’architetto che firma la realizzazione di questa casa di vacanza a Vendicari nella campagna intorno a Noto, per l’imprenditore Guglielmo Parasporo (Cities Reference) e la moglie Elena Del Drago, curatrice e critica d’arte.

Di base a Roma, impegnato sui temi della pianificazione urbana in chiave di sostenibilità ambientale e sociale per lo sviluppo (dal 2001 al 2007 presso lo staff del Gabinetto del Sindaco), nella fattispecie, Cutuli ha potuto contare su un’affinità elettiva con i suoi interlocutori privati, supportata da una conoscenza di lungo corso, che li ha legati subito nella condivisione di immaginari e scenari dell’abitare.

“Una fiducia reciproca senza filtri”, continua, “ci ha coinvolto nell’idea e nell’ardore di far emergere il manufatto architettonico dalla sua terra di riferimento, con forme organiche, arcaiche, un po’ ancestrali. D’altronde la Tonnara di Vendicari dista in linea d’aria circa due chilometri, il plateau dei Monti Iblei ne costituisce il fondale e siamo all’interno di un parco di quasi due ettari e mezzo dove sono stati messi a dimora circa 250 alberi accanto a vegetazione arbustiva autoctona.

L’architettura nasce dall’analisi del paesaggio in cui si contestualizza. Mi sono ispirato ai borghi marinari e alla vita rurale che si svolgeva in questi luoghi e, nell’annosa definizione dei confini tra natura e artificio, la casa è stata concepita come una scultura abitabile. Una presenza che vive nel landscape e da esso trae forza, azzerando i confini tra lo spazio che avvolge gli oggetti dentro le sue mura e gli elementi che l’ammantano all’esterno”.

La villa risulta infatti la sommatoria apparentemente casuale, in realtà calibratissima, di tre volumi distesi e adagiati sul terreno, dalle geometrie irregolari e stondate negli angoli e con le pareti leggermente inclinate, come rastremate e levigate dal vento, che sfumano nel verde del parco dove è stata costruita la piscina, il solarium, il barbecue, la casa sugli alberi e qualche altra folie.

Un solo piano di sviluppo, muretti a secco in pietra locale che formano piccoli terrazzamenti, assecondando l’orografia in pendenza del terreno, due scale esterne che conducono ai tetti-terrazza-giardino belvedere sullo skyline. Sul retro, verso occidente, mostra l’impatto massiccio di una fortezza segnata da piccole finestre che inquadrano elementi della natura come fossero dei quadri.

Sul fronte principale a sud-est, di contro, esprime un carattere estroverso, inanellando il susseguirsi di spazi interni ed esterni con ampie aperture a persiane scorrevoli che inquadrano il mare e la tonnara di Vendicari, gravitando intorno a un grande pergolato a cannicci che è il cuore dell’abitazione, lo spazio di relazione più importante.

In sintesi, l’impianto complessivo restituisce l’immagine espressionista di un grande oggetto-matrioska, con assonanze a regionalismi di crescite spontanee e a reminiscenze storiche arabe e normanne. Il volume al centro della composizione accoglie gli ambienti soggiorno, pranzo e cucina in un unicum ininterrotto. Correlato, sulla sua sinistra, tramite uno spazio-filtro, è il corpo che ospita la zona notte (tre camere con due bagni dedicati), un blocco tipologico più tradizionale che guarda sul giardino alle spalle.

Sulla destra, contigua ma indipendente, c’è invece la guest-house (foresteria), dotata di spazio soggiorno con angolo cottura, stanza da letto e bagno, articolata con pannelli scorrevoli che rendono flessibili e fluidi i passaggi dentro e fuori verso il pergolato di pertinenza, allineato con quello del volume principale.

Nelle scelte materiche, Cutuli ha privilegiato intonaci chiari, luminosi, finiti con pittura a latte di calce e polvere di pietra locale all’esterno che armonizzano con la pavimentazione uniforme in cemento industriale o resina cementizia.

“Lo spessore delle murature garantisce un buon microclima naturale interno”, spiega, “i venti vengono intercettati tramite il disegno delle finestre e favoriscono l’aerazione degli ambienti, il pergolato e la vegetazione proteggono la casa dai raggi solari nei mesi estivi, mentre le acque piovane vengono recuperate per l’irrigazione; e l’adozione di pannelli solari completa il concetto di un’architettura consapevole”.

Il progetto d’interni rispecchia in toto questo modello che abbraccia l’idea di un abitare la campagna spogliati da esigenze di rappresentanza, lasciando al corpo umano e ai suoi movimenti all’interno dello spazio bianco e neutro il ruolo protagonista.

L’arredo si scopre, nelle sue linee fluide e sinuose, integrato in pavimenti e muri dell’avvolgente contenitore spaziale: dalla panca in muratura con top in legno apribile che funge da porta-oggetti nell’isola giorno, alle mensole, fino al blocco della cucina che richiama nella figura la forma del lucernario sovrastante.

Quest’ultimo funge da camino a vento e meridiana in prossimità dei fuochi, scandendo simbolicamente il tempo del pranzo. Mentre l’accostamento ponderato di pochi e selezionati object troveaux e vintage (dalle poltroncine al tavolino bianco su ruote disegnato ad hoc), con pezzi iconici provenienti da altre case (quali le Panton Chair e la lampada Parentesi di Achille Castiglioni e Pio Manzù) ribadisce lo sforzo progettuale e poetico nei confronti del paesaggio che ha guidato ogni scelta.