L’intelligenza del mondo vegetale

Basandosi su teorie botaniche che attribuiscono alle piante abilità molto più raffinate di quelle osservabili, Matteo Cibic ha realizzato il progetto Dermapoliesis: la seducente metafora di un percorso evolutivo che abbraccia tutte le specie

 

Foto di Damian Griffiths – Testo di Cristina Morozzi

 

Matteo Cibic, che si definisce un iperattivo progettuale, ama spaziare nei territori più vari e nutre la sua bulimia creativa spaziando in tutti i possibili campi dello scibile. Inclusa la botanica, che ha ispirato uno dei suoi più recenti progetti.

Partendo dalle ricerche dei naturalisti, come Carlo Linneo, considerato il padre della tassonomia, e di Charles Darwin, noto anche per il suo trattato del 1875 sulle piante insettivore, e dai recenti studi di Stefano Mancuso e Alessandra Viola sulla sensibilità e intelligenza del mondo vegetale (“Verde Brillante”, Giunti, 2015), Cibic ha presentato alla galleria Seeds di Londra, nell’autunno del 2017, una serie di organismi ibridi realizzati in vetro, ceramica, plastica, gomma e maglia.

La collezione spazia da piccoli diffusori di profumo, protetti, come le colture batteriche, da campane di vetro, a sculture più grandi somiglianti a zucche o cactus, a lampade da terra rivestite in maglia, sino a pezzi d’arredo che, come rami, s’intersecano per assumere le forme di panche, consolle e librerie.

Queste 70 creature misteriose, non classificabili secondo i classici parametri, rappresentano un possibile mondo futuro, abitato da una flora che si autoriproduce naturalmente, senza supporti tecnologici, per fornire il nutrimento vitale quotidiano.

Con Dermapoliesis, questo il nome dell’installazione, Matteo ci introduce in un nuovo universo utopico immaginato per ispirare gli scienziati a riprodurre in laboratorio nuovi materiali organici partendo dalle specie vegetali, le stesse che già il filosofo greco Democrito (460 a.C. – 370 a.C.), fondatore dell’atomismo, riteneva capaci di muoversi, immaginando addirittura che “gli alberi potessero essere paragonati a uomini capovolti con la testa infissa nel suolo e i piedi all’aria” (“Verde Brillante”, ibidem).

In Brasile, nel parco artistico di Inhotim, a 60 km da Belo Horizonte, si trova un’installazione dell’artista Giuseppe Penone: un albero con la chioma piantata nel suolo e le radici rivolte verso il cielo.

“Dermapoliesis”, dichiara Cibic, “vuole essere di stimolo alle nuove generazioni perché studino chimica, fisica, biotecnologie e genetica allo scopo di creare un nuovo scenario produttivo”. L’immaginifica installazione rivela la rapidità di Matteo a sintonizzarsi sui grandi temi emergenti, quale è l’intelligenza vegetale.

In questo caso la sua ricerca prende spunto dalle indagini svolte, con sempre nuove conclusioni, dal già citato botanico Stefano Mancuso: partendo dalla ricerca del fisiologo francese Claude Bernard che, nel 1878, dimostrò la capacità delle piante di anestetizzarsi e di immobilizzare la propria crescita, lo scienziato si è posto l’obiettivo di testare sulle piante anestetici differenti dall’etere etilico e dallo xeno per valutare i loro tempi di ripresa e le loro reazioni a livello cellulare, concludendo che anche nel risveglio dalla sedazione hanno un comportamento simile a quello degli animali e degli uomini. Per questi ultimi si profila dunque la possibilità di testare sedativi di tipo naturale, almeno per quanto riguarda le anestesie locali.

Con questo recente lavoro, Matteo Cibic dimostra la sua attitudine a fare proprie ricerche che appartengono ad ambiti estranei a quelli istituzionali del design e a trasformare le scoperte scientifiche in originali progetti figurativi che, pur essendo spesso connotati da una lieve vena ironica e da uno scenografico allestimento, non sono mai fine a se stessi, ma sempre pensati come seducenti metafore di un percorso evolutivo che abbracci tutte le specie.