Il museo è un’isola

Affacciato sul mare, a estendere il margine dell’isola di Saadiyat, il museo Louvre Abu Dhabi si offre come una metafora urbana
protetto da una magica cupola intrecciata di acciaio e alluminio apparentemente fluttuante.
Un edificio pensato come un brano di città che appartiene al mare e anticipa il deserto che si estende alle sue spalle

 

Progetto di Jean Nouvel – Ateliers Jean Nouvel, architetto partner Hala Wardé
Foto courtesy di Mohamed Somji, Roland Halbe – Testo di Matteo Vercelloni

 

“Sono un architetto fortemente contestuale; con questa definizione, però, non mi riferisco solo al sito, ma a una più ampia idea di contesto storico e culturale. Contestuale non significa integrazione nel luogo, ma piuttosto nella sua profondità storica; non significa copiare l’intorno o ripetere delle forme; non significa partire da quello che c’è per arrivare a una sorta di architettura di accompagnamento, ma quasi il contrario”.

Così Jean Nouvel sintetizza brillantemente il suo approccio al progetto del grande Louvre di Abu Dhabi, inaugurato lo scorso novembre nella capitale degli Emirati Arabi Uniti.

Per l’architetto francese “fare architettura è tradurre delle sensazioni, essere testimoni dei desideri di qualcuno; è ascoltare e capire queste voci che non sono uguali in tutto il mondo. Ad Abu Dhabi la volontà primaria è stata far sì che questo edificio appartenesse alla storia e alla cultura locale e che non fosse possibile immaginarlo altrove”.

Il museo è in bilico tra mare e deserto; un’isola architettonica e medina contemporanea raccolta e protetta da una cupola porosa composta da otto strati di diversi intrecci geometrici modulari ispirati ai disegni astratti della tradizione locale.  “Come la città araba, il complesso è fatto di volumi piuttosto chiusi, vicini tra loro per permettere di passeggiare all’ombra”.

Qui ad Abu Dhabi la complessa trama a strati della cupola è stata pensata in chiave simbolica per ottenere una sorta di ‘pioggia di luce’, proteggendo in ombra dal sole infuocato i visitatori durante il giorno e disegnando nella notte un cielo stellato. “Il complesso schema della cupola è il risultato di una progettazione geometrica attentamente studiata nei suoi otto strati sovrapposti (quattro esterni di acciaio inossidabile, e quattro interni di alluminio)”, spiega Nouvel.

“Ogni singolo raggio luminoso deve oltrepassare questi strati per essere visibile. Ne risulta un effetto cinematico che segue il percorso del sole lungo l’arco della giornata. Di notte si formano 7.850 stelle visibili sia all’interno, sia all’esterno”.

Sostenuta da soli quattro pilastri distanti tra loro 110 metri e celati all’interno di alcuni volumi dei corpi architettonici che formano la ‘medina museale’, la grande cupola di 180 metri di diametro sembra fluttuare sopra la microcittà che nasconde, fungendo da elemento simbolico ordinatore dell’interno complesso.

Il museo si compone per successione di piccoli volumi a simulare un piccolo quartiere sull’acqua, formato da 55 edifici, 23 dei quali adibiti ad accogliere le collezioni permanenti tese a costruire l’idea di una narrazione universale delle espressioni artistiche dell’umanità di ogni tempo e Paese, dall’antichità remota a oggi.

La pavimentazione degli ‘spazi pubblici’ è in moduli di pietra, mentre nelle sale espositive la scelta della stessa – bordata da profili di bronzo – e dei materiali di calpestio corrispondono al periodo storico delle opere in mostra.

Grande attenzione è stata poi rivolta al tema dell’affichage; le pareti interne si prestano a ogni tipo di fissaggio delle opere da esporre grazie al binario incassato continuo predisposto a quattro metri di altezza dove riporre le attrezzature accessorie necessarie all’appendimento.

Per Jean Nouvel il Louvre di Abu Dhabi non ha voluto essere “un gesto architettonico o un’architettura critica o violenta; qui si trattava di dare a una capitale un edificio che parlasse di universalità e che fosse un testimone della sua epoca e dei desideri di questa”.