Gru con vista

Sessanta metri quadrati ricavati negli spazi di una maxi gru dismessa nel porto di Copenhagen: ambienti fuori dal comune che offrono un’oasi di relax e un’esperienza di vita davvero inusuali.  Con vista a 360 gradi sul mare del Nord e servizi luxury (spa compresa)

 

Progetto di ARCGENCY Arkitekter
Foto di David Zanardi – Testo di Laura Ragazzola

 

Ri-uso: è la ‘best practice’ dello studio danese ArcgencY, che non a caso ha voluto mettere radici nell’ex area portuale di Nordhavn, una delle più importanti opere di riqualificazione che la città di Copenhagen sta portando a termine. A due passi dal molo, infatti, gli architetti di ArcgencY hanno scelto come quartier generale un gruppo di container dismessi, riconvertendoli in spazi di lavoro efficienti e supersostenibili.

Qui abbiamo incontrato Mads Møller, founder dello studio con Simon Vinzent (hanno appena conquistato la top five dei progettisti emergenti da tenere d’occhio nel 2018) e, dalle finestre del luminosissimo ufficio, abbiamo anche ammirato l’ultimo, sorprendente progetto degli architetti danesi: una vecchia gru sulla banchina del porto, un tempo adibita a carico-scarico del carbone, oggi trasformata in un ‘buen retiro’ sull’acqua.

“All’inizio non avevamo un’idea ben precisa su come sviluppare il concept”, ci confida. “L’unica certezza per il mio team e per Klaus Kastbjerg (è il developer del progetto con la società Unionkul, ndr) era che volevamo conservare quella fantastica gru, come una presenza iconica, irrinunciabile, a testimoninaza del passato industriale dell’area portuale di Nordhaven. Ma dal semplice restauro conservativo“, continua Møller, “siamo passati, a poco a poco, all’idea di realizzare una vera e propria riconversione funzionale.

In altre parole, la nostra gru avrebbe sempre mantenuto la sua forma originaria ma modificato il suo uso, trasformandosi nella Krane Room”. È nato così questo rifugio affacciato sul mare del Nord (si può affittare anche con Airbnb, city car elettrica compresa), dove acqua, luce e cielo creano un’esperienza multisensoriale davvero unica. “La struttura si articola su più livelli”, spiega Møller, “ognuno dei quali ha una sua autonomia funzionale: al primo piano, raggiungibile con una scala/ponte levatoio, c’è un’ampia stanza tutta a vetri, che funziona come sala da pranzo, ma anche come spazio per meeting di lavoro.

Salendo, s’incontra la spa, sormontata da una terrazza panoramica, e all’ultimo livello, infine, al posto della vecchia cabina dei comandi, oggi c’è una mini casa di 50 metri quadrati, con area notte e cucina a scomparsa: è un box tutto nero, a memoria della polvere di carbone che rivestiva come una pelle la vecchia gru, ma anche come soluzione visiva che concentra lo sguardo sul meraviglioso panorama, riquadrato dalle ampie finestre. C’è poi un’appendice, una sorta di ‘stanza del silenzio’, appesa sul ‘braccio’ della gru, sopra il blu del mare,” conclude Møller.