Connessioni 2.0

A Boulogne-Billancourt, città a sud-ovest di Parigi, una casa unifamiliare esplora, tramite la metafora dell’albero, una filosofia abitativa eco-green che riattualizza il dialogo con la storia di illustri vicini

 

Progetto di Jakob+MacFarlane, Dominique Jakob, Brendan MacFarlane
Foto di Roland Halbe – Testo di Antonella Boisi

 

Continuiamo a seguirli e continuano a sorprenderci. Dai tempi del Frac Centre di Orleans (2013) alla Cité de la mode et du design a Parigi (2009), Jakob + MacFarlane, gli architetti parigini noti per le realizzazioni dalle forme organiche, esplorano una creatività che si mixa con il mondo digitale.

E anche nell’ambito della ricerca applicata al tema della residenza privata propongono una visione inedita, come racconta il progetto della villa unifamiliare, presentata in queste pagine, recentemente completata in un sobborgo occidentale di Parigi e ispirata dal suo contesto boschivo.

Si tratta di un’architettura di segno astratto, concepita come un monolitico pezzo di Land Art, che relativizza le dimensioni dello spazio e del tempo, proiettando un’esclusiva dimensione abitativa negli orizzonti dinamici del XXI secolo.

Basata sull’idea di un’archetipa struttura ad albero, la casa – che sviluppa una superficie di 750 metri quadrati – si riconduce infatti alla figura di un macro oggetto scultoreo e futuribile, che vive di spazi unitari fluidi e di continuità tra zona giorno e notte ed esterni.

Le ‘radici’ ben piantate nel terreno, i ‘rami’ protesi verso il cielo e la luce, e gli ‘anelli del tronco’ a configurare il nucleo centrale dei collegamenti e della circolazione verticale, la costruzione si articola su cinque livelli, dal basement (dove si dispiega una spettacolare piscina) alla terrazza superiore.

“Progettare questa casa”, riconoscono Jakob + MacFarlane, “ci ha dato modo di testimoniare, ancora una volta, che fare architettura non vuol dire soltanto affrontare aspetti di problem solving: è qualcosa di più. La sua dimensione va oltre la rappresentazione su un palcoscenico, nello specifico dei desideri e dei sogni di un committente.

La metafora dell’albero incontra i requisiti programmatici di un abitare più esigente in termini di filosofia eco-green nella connessione su più livelli. Al tempo stesso si è rimesso in discussione il concept di che cosa è uno smart building, mediante un link sia alla rete urbana che a quella della home automation. Una modalità per affrontare sul piano concreto la pratica delle nostre complessità”.

E proseguono: “Ogni cambiamento richiede tempo per essere recepito e metabolizzato e oggi stiamo vivendo l’epoca della responsabilità globale su molti temi. Prioritari restano proprio quelli relativi alla salvaguardia del pianeta che si legano al rispetto delle risorse disponibili.

La sfida per un architetto diventa quella di essere utile e pertinente, senza mai venire meno al dovere di essere propositivo, anche nell’espressione linguistica, e senza mai dimenticare legacy e storia di un luogo, di una geografia ambientale, di una comunità, of course. Soprattutto quando, come in questo caso, il parametro di riferimento è stato un contesto forte”.

La casa-albero, affrontata con sensibilità urbanistica, nel suo piccolo diventa un nuovo polo di attrazione, un notevole cannocchiale di percezione visiva per gli sguardi interni ed esterni all’edificio.