Audi City Lab at Torre Velasca

Il futuro corre più veloce di qualsiasi definizione. Sfugge alle classificazioni, insegue scenari dinamici. È fluido e visionario come sono stati i quattro percorsi tematici di Untaggable Future by Audi City Lab, l’innovativo evento targato Audi all’interno della Torre Velasca.

In uno straordinario spazio progettato dallo Studio BBPR negli anni Cinquanta, e reinventato per l’occasione da Piero Lissoni, si sono alternate, in quattro diverse serate (Untaggable People, Untaggable Cities, Untaggable Energy, Untaggable Lights) le personalità, le prospettive e le discipline più untaggable del nostro tempo.

 


Glow, Velasca, Glow!

Progetto di Ingo Maurer e Axel Schmid con CastagnaRavelli con Audi

“Mi ricordo di quando sono stato per la prima volta a Milano e ho visto questo edificio incredibile! Da allora mi è sempre piaciuto, è così diverso da qualunque altra cosa, ha carattere e anche un bel nome: Velasca – fantastico! Vedere questo edificio completamente rosso lo rende così forte, penso che faccia bene alla città. In tutta la vita ho sempre amato le qualità effimere: questa è un’opera che può scomparire in una settimana, e anche questo è molto bello. Interni non ha paura di rischiare.”

Ingo Maurer, light designer

 

 


Innovative Perspective

Progetto di Lissoni Associati con Audi

“In Monte Napoleone abbiamo realizzato una specie di scultura dinamica, come se fosse di Fausto Melotti: c’è movimento, un modo differente di vedere i quattro anelli che si muovono nell’aria. In Statale abbiamo trasformato i quattro anelli in una superficie orizzontale, un luogo dove poter scambiare informazioni. In Torre Velasca, nella piazza e nel dehors tutt’intorno alla Torre, abbiamo piazzato una strana creatura, un ragno a mille zampe che parte dai quattro cerchi di Audi. Tutto è legato a questo mondo high-tech, ma senza forzare e senza dimenticare la qualità umana di quello che ci sta dietro. Tecnologia non è semplicemente utilizzare l’elettronica, ma tenere sotto controllo in maniera perfetta la luce, o esasperare la qualità statica delle cose progettate.”

Piero Lissoni, architetto